domenica 31 agosto 2008

Terapia genica...terapia del futuro?

La terapia genica è la procedura che consente di trasferire materiale genetico (DNA) allo scopo di prevenire o curare una malattia. Nel caso delle malattie genetiche, in cui un gene è difettoso o assente, la terapia genica consiste essenzialmente nel trasferire la versione funzionante del gene nell’organismo del paziente, in modo da rimediare al difetto. In altre patologie come il cancro si può invece voler uccidere in modo mirato le cellule patologiche. Alcuni geni possono essere infatti trasferiti nelle cellule tumorali in modo da causare la morte delle cellule che li ricevono. Un’altra strategia ancora prevede il trasferimento di geni all’interno di cellule malate allo scopo di bloccare il meccanismo alterato che causa la malattia. Le procedure di terapia genica possono essere in vivo o ex-vivo. Le procedure di terapia genica in vivo mirano a trasferire il DNA direttamente nelle cellule o nei tessuti del paziente. Nelle procedure ex-vivo, invece, il DNA viene dapprima trasferito in cellule isolate dall’organismo e cresciute in laboratorio. Le cellule così modificate possono essere reintrodotte nel paziente. La prima tappa verso la terapia genica è l’identificazione del gene responsabile di una malattia o coinvolto in un processo patologico. Quindi prima di pensare a trasferire un pezzo di DNA in un paziente per riparare un difetto è necessario "avere in mano" il pezzo giusto. Questa prima tappa si chiama isolamento o clonaggio del gene. Successivamente il gene deve essere trasferito all’interno delle cellule bersaglio, e una volta inserito deve "resistere" per un tempo sufficiente. In questo tempo il gene “sano” deve essere funzionale e produrre sufficienti quantità di proteina, rimediando così al difetto genetico.



Il sistema più semplice sarebbe naturalmente quello di iniettare direttamente il DNA (DNA "nudo") nelle cellule o nei tessuti da curare. Nella pratica questo sistema risulta estremamente inefficace: il DNA nudo viene captato molto difficilmente dalle cellule. Inoltre questo processo richiede l’iniezione di ogni singola cellula o gruppo di cellule del paziente. Per questo quasi tutte le tecniche correnti per il trasferimento del materiale genetico implicano l’uso di vettori, in grado di trasportare il DNA all’interno delle cellule "bersaglio" dell’ospite. I vettori possono essere virali o non virali. I vettori virali sono virus manipolati geneticamente in modo da non risultare pericolosi, che però mantengono la capacità naturale di infettare le cellule dell’ospite e introdurre materiale genetico all’interno. Con le tecniche di ingegneria genetica è possibile aggiungere al DNA del virus il gene che si vuole trasferire. Così il virus, infettando la cellula bersaglio, porterà con sé una o più copie del gene desiderato. I vettori virali possono essere di diverso tipo (retrovirus, lentivirus, virus adenoassociati e virus dell’herpes simplex ) ognuno con dei vantaggi e svantaggi. Per quanto riguarda i vettori non virali, i liposomi sono essenzialmente gli unici vettori non virali correntemente utilizzati. Si tratta di sferette lipidiche all’interno delle quali viene impacchettato il DNA da trasferire. Rispetto ai virus, hanno il vantaggio di non presentare alcun rischio in termini di sicurezza, ma tendono ad avere un efficienza minore e ad essere poco selettivi. Altre metodiche non basate sull’uso dei virus come trasportatori di geni per la terapia genica, sono oggetto di sperimentazione. Nonostante le buone prospettive, sono numerosi i problemi irrisolti della terapia genica con i quali si trovano a combattere gli scienziati: la sicurezza della procedura, l’efficienza di trasferimento del DNA, la selettività del bersaglio, la durata dell’espressione del gene trasferito e la possibilità di scatenare reazioni immunitarie che mettono a rischio la vita. Cosa bisogna aspettarsi dal futuro?

Fonte: Telethon


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